Se utilizzi l’intelligenza artificiale in azienda, devi fare queste cose subito, o rischi multe enormi.
Se utilizzi l’intelligenza artificiale in azienda, devi fare alcune cose subito per essere conforme all’AI Act. Subito, non tra mesi. Perché l’AI Act è legge dell’Unione europea e prevede sanzioni molto pesanti. Nei casi più gravi si arriva fino a 35 milioni di euro o fino al 7% del fatturato globale annuo. In molti altri casi le sanzioni arrivano comunque fino a 15 milioni o al 3% del fatturato globale. Per molte aziende, anche piccole, è un rischio reale di blocco dell’attività.
L’AI Act non riguarda solo chi sviluppa modelli di intelligenza artificiale, riguarda anche chi li usa. Aziende grandi, piccole e medie, studi professionali, consulenti, agenzie. Se usi l’AI per prendere decisioni che incidono su diritti, lavoro o accesso a servizi, per selezionare persone, fare valutazioni automatiche, profilare clienti, assegnare punteggi, rientri nel campo di applicazione. Questo vale anche se l’AI non l’hai sviluppata tu. Se la usi, la responsabilità è anche tua.
Quando ho fatto parte del Comitato che ha aiutato a scrivere la legge italiana sulla AI, ovviamente ci siamo confrontati sulla reale efficacia di queste regole e, credetemi, anche se sembrano oneri pesanti, è l’unico modo per tutelare le persone.
Quindi, ecco cosa devi fare subito. Primo punto. Devi sapere dove stai usando l’AI. Devi mappare tutti i sistemi di intelligenza artificiale presenti in azienda, software interni, strumenti esterni, piattaforme, servizi in abbonamento. Senza un inventario chiaro non puoi essere conforme. Secondo punto. Devi formare le persone che usano l’AI. L’AI Act prevede già l’obbligo di competenze adeguate per chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale. Non è facoltativo. Terzo punto. Devi classificare il rischio. L’AI Act distingue tra pratiche vietate, sistemi ad alto rischio e altri sistemi soggetti a obblighi di trasparenza. Questa valutazione va fatta e va documentata.
Quarto punto. Devi garantire trasparenza verso le persone. Se qualcuno interagisce *** un sistema di AI deve saperlo. Se un contenuto è generato o manipolato artificialmente, va indicato. Questo vale anche per chatbot e contenuti sintetici. Quinto punto. Se utilizzi sistemi ad alto rischio, devi applicare obblighi operativi precisi, supervisione umana reale, controllo dei dati in input, monitoraggio continuo, conservazione dei log, gestione degli incidenti e segnalazioni quando necessario. Senza queste misure non sei conforme.
L’errore più comune è pensare che l’AI Act sia solo un tema legale. Non lo è. È un obbligo operativo per chi usa l’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano.
Se utilizzi l’intelligenza artificiale in azienda, devi fare alcune cose subito per essere conforme all’AI Act. Subito, non tra mesi. Perché l’AI Act è legge dell’Unione europea e prevede sanzioni molto pesanti. Nei casi più gravi si arriva fino a 35 milioni di euro o fino al 7% del fatturato globale annuo. In molti altri casi le sanzioni arrivano comunque fino a 15 milioni o al 3% del fatturato globale. Per molte aziende, anche piccole, è un rischio reale di blocco dell’attività.
L’AI Act non riguarda solo chi sviluppa modelli di intelligenza artificiale, riguarda anche chi li usa. Aziende grandi, piccole e medie, studi professionali, consulenti, agenzie. Se usi l’AI per prendere decisioni che incidono su diritti, lavoro o accesso a servizi, per selezionare persone, fare valutazioni automatiche, profilare clienti, assegnare punteggi, rientri nel campo di applicazione. Questo vale anche se l’AI non l’hai sviluppata tu. Se la usi, la responsabilità è anche tua.
Quando ho fatto parte del Comitato che ha aiutato a scrivere la legge italiana sulla AI, ovviamente ci siamo confrontati sulla reale efficacia di queste regole e, credetemi, anche se sembrano oneri pesanti, è l’unico modo per tutelare le persone.
Quindi, ecco cosa devi fare subito. Primo punto. Devi sapere dove stai usando l’AI. Devi mappare tutti i sistemi di intelligenza artificiale presenti in azienda, software interni, strumenti esterni, piattaforme, servizi in abbonamento. Senza un inventario chiaro non puoi essere conforme. Secondo punto. Devi formare le persone che usano l’AI. L’AI Act prevede già l’obbligo di competenze adeguate per chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale. Non è facoltativo. Terzo punto. Devi classificare il rischio. L’AI Act distingue tra pratiche vietate, sistemi ad alto rischio e altri sistemi soggetti a obblighi di trasparenza. Questa valutazione va fatta e va documentata.
Quarto punto. Devi garantire trasparenza verso le persone. Se qualcuno interagisce *** un sistema di AI deve saperlo. Se un contenuto è generato o manipolato artificialmente, va indicato. Questo vale anche per chatbot e contenuti sintetici. Quinto punto. Se utilizzi sistemi ad alto rischio, devi applicare obblighi operativi precisi, supervisione umana reale, controllo dei dati in input, monitoraggio continuo, conservazione dei log, gestione degli incidenti e segnalazioni quando necessario. Senza queste misure non sei conforme.
L’errore più comune è pensare che l’AI Act sia solo un tema legale. Non lo è. È un obbligo operativo per chi usa l’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano.
Se utilizzi l’intelligenza artificiale in azienda, devi fare queste cose subito, o rischi multe enormi.
Se utilizzi l’intelligenza artificiale in azienda, devi fare alcune cose subito per essere conforme all’AI Act. Subito, non tra mesi. Perché l’AI Act è legge dell’Unione europea e prevede sanzioni molto pesanti. Nei casi più gravi si arriva fino a 35 milioni di euro o fino al 7% del fatturato globale annuo. In molti altri casi le sanzioni arrivano comunque fino a 15 milioni o al 3% del fatturato globale. Per molte aziende, anche piccole, è un rischio reale di blocco dell’attività.
L’AI Act non riguarda solo chi sviluppa modelli di intelligenza artificiale, riguarda anche chi li usa. Aziende grandi, piccole e medie, studi professionali, consulenti, agenzie. Se usi l’AI per prendere decisioni che incidono su diritti, lavoro o accesso a servizi, per selezionare persone, fare valutazioni automatiche, profilare clienti, assegnare punteggi, rientri nel campo di applicazione. Questo vale anche se l’AI non l’hai sviluppata tu. Se la usi, la responsabilità è anche tua.
Quando ho fatto parte del Comitato che ha aiutato a scrivere la legge italiana sulla AI, ovviamente ci siamo confrontati sulla reale efficacia di queste regole e, credetemi, anche se sembrano oneri pesanti, è l’unico modo per tutelare le persone.
Quindi, ecco cosa devi fare subito. Primo punto. Devi sapere dove stai usando l’AI. Devi mappare tutti i sistemi di intelligenza artificiale presenti in azienda, software interni, strumenti esterni, piattaforme, servizi in abbonamento. Senza un inventario chiaro non puoi essere conforme. Secondo punto. Devi formare le persone che usano l’AI. L’AI Act prevede già l’obbligo di competenze adeguate per chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale. Non è facoltativo. Terzo punto. Devi classificare il rischio. L’AI Act distingue tra pratiche vietate, sistemi ad alto rischio e altri sistemi soggetti a obblighi di trasparenza. Questa valutazione va fatta e va documentata.
Quarto punto. Devi garantire trasparenza verso le persone. Se qualcuno interagisce con un sistema di AI deve saperlo. Se un contenuto è generato o manipolato artificialmente, va indicato. Questo vale anche per chatbot e contenuti sintetici. Quinto punto. Se utilizzi sistemi ad alto rischio, devi applicare obblighi operativi precisi, supervisione umana reale, controllo dei dati in input, monitoraggio continuo, conservazione dei log, gestione degli incidenti e segnalazioni quando necessario. Senza queste misure non sei conforme.
L’errore più comune è pensare che l’AI Act sia solo un tema legale. Non lo è. È un obbligo operativo per chi usa l’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano.
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